Che cos’è la celiachia?

Oggi sappiamo con certezza che la celiachia consiste in una reazione infiammatoria alla gliadina, cioè ad una proteina del glutine, contenuta nel grano e nei cereali. Si tratta di un’infiammazione di tipo cronico che agisce a livello dell’intestino tenue, caratterizzata da un quadro clinico molto variabile che va dalla diarrea profusa con marcato dimagrimento, a sintomi extraintestinali, all’associazione con altre malattie autoimmuni (fonte: AIC).

Il primo a parlare di celiachia fu Areteo di Cappadocia, medico romano del I secolo d.C. che documentò una sindrome da cattivo assorbimento dei cereali, che però poteva essere dovuta anche ad una digestione incompleta o al consumo di acqua fredda. In tempi a noi più recenti, il pediatra Samuel Gee ha introdotto il discorso di una dieta necessaria per curare la patologia. Era il 1887 e gli studi in materia assimilavano ancora la celiachia al divieto di assumere latte, verdura e frutta, mentre erano ammesse poche e sottili fette di pane. Oggi sappiamo che la celiachia colpisce (almeno in Italia) circa 1 persona su 100, con particolare predominanza nelle donne, che sono circa il doppio degli uomini, e che molte persone celiache non sanno di esserlo.

La diagnosi di celiachia inizia da comuni analisi del sangue per rilevare la presenza di anticorpi anti-transglutaminasi di classe IgA, cioè anticorpi che attaccando l’organismo gli impediscono di sintetizzare la gliadina. In caso di positività (valore circa superiore a 10.0 U/mL) si procede con ulteriori esami ed infine con il test della mucosa duodenale tramite biopsia intestinale. Le nuove raccomandazioni della Società europea di gastroenterologia pediatrica (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition, Espghan) indicano che in alcuni selezionati casi pediatrici di celiachia, si può fare una diagnosi evitando la biopsia duodenale, che rimane comunque un esame invasivo (fonte: epicentro.iss.it).

Che sia diagnosticata o meno, la celiachia provoca la scomparsa dei villi intestinali, generando una condizione di malassorbimento di tutti i nutrienti. Anche per questo una diagnosi precoce può evitare lo sviluppo di patologie associate alla celiachia, quindi è importante prestare attenzione ad alcuni sintomi, come:

  • gonfiore e dolore addominale;
  • flatulenza o costipazione;
  • stanchezza e debolezza;
  • anemia o pallore;
  • perdita di peso o ritardo nella crescita;
  • dermatite erpetiforme;
  • frequenti carie e problemi gengivali.

Tuttavia è possibile che alcuni di questi sintomi siano associabili ad altre patologie, motivo per cui è sempre indispensabile avere un quadro completo della propria situazione clinica.

In tutti i casi di celiachia l’unico rimedio possibile è una dieta priva di glutine (non esistono altre cure se non quelle attualmente oggetto di studio e di ricerca). La completa esclusione del glutine può essere difficile da realizzare, soprattutto quando si mangia fuori casa, situazioni in cui il rischio di contaminazione tra alimenti è sempre presente. L’AIC inserisce una serie di alimenti consentiti all’interno di un prontuario scaricabile dal sito ufficiale www.celiachia.it e indica gli esercizi commerciali che, inseriti all’interno del proprio circuito, operano in condizioni tali da impedire il contatto con il glutine nei loro prodotti.

In generale basti sapere che una dieta senza glutine non prevede alimenti come grano e cereali, incluso il kamut, né tutti i loro derivati come pasta, pane, couscous, pangrattato o ancora muesli o crusca. Attenzione ad alcuni prodotti confezionati come salumi o gelati, che potrebbero contenere amido di frumento come addensante, ma anche carne o pesce in scatola. A stare ancora più attenti dovranno essere i genitori di bambini molto piccoli: anche gli omogeneizzati possono contenere glutine.

Non sbaglierete mai se leggerete le etichette degli alimenti che acquistate, cercando il simbolo della spiga barrata e facendo attenzione che non sia indicata, in fondo alla lista, la possibile contaminazione di cereali e derivati.


L’ARTICOLO SI PROPONE IL SOLO SCOPO INFORMATIVO E NON È SOSTITUIBILE AD UNA DIAGNOSI. NEL CASO IN CUI CI SI RICONOSCA NEI SINTOMI DESCRITTI, CONSULTARE IL PROPRIO MEDICO O UNO SPECIALISTA.