Cucinoterapia: cucinare è…

Pregi e difetti del cucinare: in questo caso solo pregi. Accostarsi ai fornelli può essere una sfida con se stessi e può diventare un viaggio infinito verso luoghi, sapori, tempo e abitudini. Che sia odiato o amato, da scegliere o da evitare, il cibo è sempre in cima ai nostri pensieri, e la cucinoterapia altro non è che una prassi cui ricorrere per curare la nostra anima attraverso ciò che mangiamo. Quella che in altre parole è la cooking therapy può infatti aiutarci a ritrovare le relazioni perse, i ricordi distanti, le emozioni che non riusciamo a spiegare o gli equilibri personali che tanto desideriamo. Vediamo insieme perché.

Cucinare è fare. Anche se il cibo è la prima cosa con cui veniamo a contatto e l’unica che ci assicura la sopravvivenza, nel tempo si trasforma in un vero e proprio progetto. Elaboriamo gli ingredienti che ci servono per una determinata ricetta, poi passiamo all’azione: ce li procuriamo, li trasformiamo, assaggiamo, completiamo il piatto. Cucinare è un processo complesso in cui teniamo sempre a mente quale debba essere il risultato finale.

Cucinare è un atto di generosità. Il significato psicologico legato al cibo è quello che orienta le scelte delle nostre preparazioni: molto spesso questo accade quando cuciniamo per gli altri o quando doniamo cibo ad una persona cara. Il dono è il trasferimento delle nostre emozioni ed include, anche se inconsciamente, la generosità verso l’altra persona.

Cucinare è volersi bene. Allo stesso modo, cucinare ci impone di riservarci del tempo per soddisfare alcuni bisogni o desideri particolari. Questo mantiene e fortifica il senso di dignità personale, dimostrandoci che siamo in grado di badare a noi stesso e costituendo un’abitudine che ci dà indipendenza, forza e consapevolezza dei nostri limiti. Se abbiamo poi la possibilità di fare esperimenti, la cucina può stimolare il nostro lato creativo o aiutarci ad essere più precisi e a seguire le regole.

Cucinare può essere anche molte altre cose. Avete mai pensato che accettare cibo preparato dagli altri significa, in qualche modo, anche fidarsi di chi lo ha preparato? Proprio perché cucinare è un atto molto personale, condividere il cibo o prepararlo insieme ad altri aumenta la complicità e ci rende più vicini, ci porta a condividere la nostra identità o il nostro quotidiano. Può unire le generazioni attraverso la tradizione oppure stabilire il nostro dominio, aprirci la porta dell’evasione o definire il nostro ruolo in una coppia. Ciò che sicuramente mette d’accordo tutto è che il cibo è sempre un modulatore del nostro umore e delle nostre sensazioni meno razionali, beneficio e nutrimento della nostra anima.