Amore, cucina e curry

A volte definito come film drammatico e altre come commedia, Amore cucina e curry è un adattamento cinematografico del romanzo intitolato Madame Mallory e il piccolo chef indiano. Il cibo e la cucina pervadono l’intera narrazione e non ne sono – come spesso accade – solo una porzione, costellando il film di significati diversi e molto interessanti.

La famiglia Kadim, emigrata dall’India a seguito di un incendio che gli ha fatto perdere casa e ristorante, si stabilisce nel Sud della Francia. Guidata dal capofamiglia, Papa (un tenero quanto empatico Om Puri), acquista un vecchio locale che restaura per dare vita a Maison Mumbai, un ristorante indiano che si trova però a pochi passi da Saule Pleureur, in corsa verso la seconda stella Michelin. La prima parte della competizione tra i due locali è totalmente di natura etnica, legata cioè a questioni che prescindono dalla vera qualità del cibo e che vanno invece ricercate continuamente tra pregiudizi e luoghi comuni. Cucina raffinata contro passante occasionale, élite contro umiltà popolare, sapori ricercati contro gusti tradizionali, profumi controllati contro forti esalazioni. È così che inizia il vero scontro tra Madame Mallory e la famiglia di Hassan, lei consapevole che la diversità non potrà mai avvicinarli e lui abbastanza umile e determinato da insistere con lealtà nel suo lavoro.
A partire da questo, in Amore, cucina e curry il cibo scandisce interamente tutte le fasi di comunicazione e di avvicinamento tra i due gruppi, orientando la narrazione e facendola sobbalzare di tanto in tanto. Qualsiasi scansione degli eventi è sempre legata alla cucina o al consumo del cibo, ragione che rende particolarmente intenso il processo di comprensione dell’intera storia.

Il sapore che resta dopo i titoli di coda è quello di un cibo speziato, profumato, preparato con attenzione e talento. Per tutto il film il cibo è lo specchio di due comunità diverse a confronto, per diventare poi, nella seconda parte, una leva per esercitare una forma di potere e di riscatto personale. Se però la cucina e il talento di Hassan gli sono fondamentali per elevarsi rispetto allo status di partenza, sono allo stesso tempo strumenti per riscoprire il vero sé.
C’è da dire che il film inizia e prosegue per molto tempo con un impianto di tipo corale. Solo più avanti questa peculiarità decade a favore di una maggiore attenzione su un solo personaggio, ma fin quando la mantiene risulta più semplice individuare i temi narrativi messi in campo, collocandoli tutti all’interno di un sistema identitario comune che caratterizza il passato, il presente e il futuro della famiglia Kadim. Dare una svolta alla propria vita non è mai facile, men che meno se si è costretti a farlo a seguito di eventi tragici: con questo si vuole dire che tutte le fasi di ripresa della famiglia di Hassan sono gestiti da un qualche rapporto con il cibo, che ne assicura per lo spettatore una percezione più morbida e confortevole, e per i personaggi una gestione più semplice.

Ma cominciamo dall’inizio. In Amore, cucina e curry, l’accoglienza nella nuova città francese è segnata dall’incontro con Marguerite (che diventerà poi un personaggio determinante nella storia) che accorre in soccorso di Papa e dei suoi figli, rimasti a piedi con l’auto. Li porterà a casa sua e offrirà loro qualcosa da mangiare: è il primo momento di incontro con qualcuno che diventerà familiare, ed avviene a tavola, davanti a del buon cibo. Poco dopo, la stessa tavola che ha segnato la conciliazione tra due mondi – quello degli immigrati e quello dell’indigena – marcherà anche il momento del conflitto. Il ristorante dove lavora Marguerite, diretto appunto da Madame Mallory, sarà immediatamente ed espressamente contro profumi, rumori e vedute dei vicini indiani. Il cibo diventa un’arma per tagliare l’altro dalle scene, e come accade dalla preparazione fino al piatto completo il conflitto si insaporisce, non di ingredienti ma di gesti politici e sociali che, a discapito di Maison Mumbai, vedranno trionfare gli istinti razzisti e xenofobi di una comunità non pronta a condividere gli spazi.

amore-cucina-e-curry1

In nome del motto libertè, egalitè, fraternitè, Madame Mallory licenzia lo chef del suo ristorante che aveva appiccato il fuoco alla Maison Mumbai, sottoponendosi all’umiliazione di ripulire le offese scritte sul muro esterno e dimostrando di essere pronta ad un ricongiungimento delle parti. Non lo è del tutto, in realtà, dal momento che cestina il piatto che lo chef indiano le fa assaggiare, dimostrando solo in seguito di apprezzare la sua omelette. È questo il momento in cui lo strappa ai familiari per farlo lavorare nel suo ristorante e conquistare l’agognata seconda stellina Michelin. È questo anche il momento in cui Hassan trova un personale riscatto dal dolore provato per la morte della madre, separandosi dalla famiglia e viaggiando verso la costruzione di intricati rapporti sentimentali. Dopo aver conquistato il cuore di Marguerite e anche il successo lavorando al Saule Pleureur, Hassan trova la decisiva affermazione professionale a Parigi rinnovando la nouvelle cuisine con i sapori asiatici. Ma la fusione del cibo europeo con gli aromi che gli sono più familiari non è abbastanza per riempire il suo cuore e la sua vita. Il cibo è memoria, quello che mangiamo sono ricordi, così Hassan torna a casa e dalle due famiglie divise da cento metri e da un’integrazione che non riesce a compiersi del tutto. Amore, cucina e curry si riconferma quindi, nella parte finale, una narrazione corale, che necessita di ripristinare la sua unità per completare il percorso di senso.

Il piatto che preparerà insieme a Marguerite sarà, per la prima volta in maniera completa e sincera, un menù di concordia, che sa di successo e di unità familiare, ancora una volta simboleggiata da una buona e saporita portata.

art05_amorecucinacurry_05