Home restaurant. Mangiare è social

Non solo uno spazio accogliente né una strategia per arrotondare a fine mese, ma anche luogo di condivisione di gusti e sapori propri da destinare soprattutto ai turisti. Stiamo parlando degli home restaurant, ovvero delle vere e proprie attività di ristorazione gestite a casa propria ed aperte ad amici e ad estranei.

Una pratica a cui fanno riferimento tutti coloro che amano cucinare e che, ovviamente, hanno voglia di condividere le loro creazioni creando delle reti inaspettate. È proprio grazie al web che tutte queste attività riescono ad entrare in relazione con utenti che scelgono l’home restaurant invece del classico ristorante. A dire il vero, il social eating è una formula un po’ più informale rispetto a quella del ristorante, del quale recupera però l’aspetto business. Un affare da 7,2 milioni di fatturato annuo che coinvolge circa 300 mila persone (dato aggiornato a fine 2015, leggi di più qui) e porta ad un incasso medio stimato di più di 190 € a sera. Il contatto tra gli amanti della buona cucina e i cuochi per passione avviene spesso su piattaforme strutturate, una delle quali, Gnammo, riunisce più di cinquantamila utenti in quasi 300 città d’Italia. Il meccanismo è molto semplice: ci si iscrive gratuitamente e si carica il proprio evento, il cuoco stabilisce il prezzo del suo menù e dall’altra parte qualcuno – uno gnammer, appunto – lo accetta. Una volta effettuato il pagamento riceverà l’indirizzo e al termine della cena o del pranzo potrà anche lasciare il suo feedback sul sito, dall’accoglienza alla location, dalla qualità del cibo all’ambiente.

Per trasformare la propria passione in un piccolo business è quindi possibile ricorrere alla formula dell’home restaurant, evitando l’impegno di una vera e propria attività commerciale, ma soprattutto le lungaggini burocratiche a cui talvolta non si può sfuggire. Da un punto di vista procedurale, infatti, se questa attività si svolge all’interno delle vostre mura domestiche non sono necessarie grandi spese. Se si tratta di attività lavorativa occasionale si può lavorare con un home restaurant senza avere una partita IVA, purchè il massimo lordo percepito non superi i 5000 € annui. Non c’è a questo punto la necessità di fare dichiarazione, secondo quanto stabilito dall’articolo 1 comma 100 della Legge Finanziaria 2008 n.244, che regola il lavoro domestico). Non serve poi una autorizzazione sanitaria, anche se è preferibile munirsi di un attestato sulla sicurezza alimentare. Non serve nemmeno un’autorizzazione del Comune di residenza, come si fa quando si apre un’attività di ristorazione con somministrazione di alimenti e bevande: gli invitati sono quindi esattamente come degli amici, raggiunti tramite appositi portali, che vengono a cena a casa nostra in cambio di un modesto compenso. Quindi, ricapitolando, niente autorizzazioni da parte della Asl, nessun adempimento necessario alla normativa HACCP. Tutto avviene nella cucina di casa dove normalmente la famiglia che ci ospita prepara i propri cibi ogni giorno. In ogni caso, è bene almeno rispettare le disposizioni del codice penale in tema di frodi alimentari (articoli 440, 442, 444).

Per scovare cene, eventi e home restaurant vicino a voi o nei luoghi dove andrete in vacanza, provate a consultare uno di questi siti web:
– Home Food: www.homefood.it. Le “Cesarine” d’Italia vi aprono la loro casa per offrirvi piatti tipici, ingredienti genuini, ospitalità autentica
– SoulFood: www.thesoulfood.it. Un progetto multidisciplinare, nato attorno alle dimensioni ambientali, sociali e culturali del cibo
– New Gusto: newgusto.com. Una piattaforma che si rivolge soprattutto ai turisti per favorire scambi culturali attraverso il cibo
– Ceneromane: www.ceneromane.com. Per prenotare una serata alternativa fra le mura domestiche della capitale romana.

In ogni caso, prima di ricorrere ad un home restaurant informatevi bene su chi vi ospiterà – per quanto possibile, sia chiaro, ricorrendo spesso a comunicazioni impersonali via Internet – e tenete conto che le cose potrebbero presto cambiare. Un disegno di legge volto a regolamentare la questione del social eating sarà presto in discussione in Parlamento: lo scopo è quello di regolamentare l’attività degli home restaurant e definire con più precisione la differenza rispetto ai ristoranti tradizionali. Secondo un sondaggio della Confesercenti, per l’80% dei ristoratori italiani si tratta di concorrenza sleale.