Una famiglia più grande con Our Little Sister

Our Little Sister è un racconto poetico che tratta il tema dei rapporti familiari tra quattro sorelle. Yoshino, Chicka e Sachi vivono insieme in una grande casa a Kamaura. Al funerale del padre, che mancava da casa da anni, conoscono la sorellastra Suzu, e la invitano a vivere con loro. Il tempo che trascorreranno insieme le inserirà in una dimensione via via sempre più ricca di sentimenti condivisi, un riscatto personale da un passato di sofferenze.

 La leggerezza del film, che non esclude soavi picchi di drammaticità, mostra (e dimostra) come la famiglia sia più di ogni altra cosa un luogo dove potersi rifugiare per via delle proprie debolezze. Allo stesso tempo, la costruzione di un legame resistente tra le quattro sorelle è la prova che la condivisione di esperienze è imprescindibile per il recupero del sé. Dalla perdita comune, infatti, traggono e trasformano quel senso di disfatta e di dolore che servirà loro per unirsi, scoprirsi, rivelarsi e modificarsi.

Proprio a queste componenti è affidato il ruolo del cibo all’interno della narrazione: solo nei primi 30 minuti del film si contano sette scene in cui l’alimentazione è presente, e dunque si consuma un pasto o lo si prepara, per arrivare ad una ventina di scene totali nell’arco dei 128 minuti complessivi. Potremmo dire che l’intera mutazione del rapporto umano tra le sorelle è regolata dalla presenza del cibo, che secondo una cadenza regolare finisce per scandire i momenti di confronto divenendo infine un pretesto per sancire una vera e propria estensione del nucleo familiare, come comprenderà pienamente anche la piccola Suzu.

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La prima scena in cui si mangia è quella in cui si apprende la notizia della scomparsa del padre di Yoshino, Chicka e Sachi. Segue la scena in treno, in cui – ancora mangiando – viene introdotta la dimensione del ricordo legata alla figura paterna, che ritornerà più di una volta e coinvolgerà tutte le sorelle. Parlare del padre diventerà infatti un modo necessario e quasi indispensabile per andare oltre la loro condizione ed iniziare ad accogliere vissuti ed esperienze comuni come parte integrante della nuova dimensione familiare. Pensiamo ad esempio alla piccola Suzu, che poco dopo essersi trasferita nella nuova casa festeggia con le sorelle la vincita della sua partita di calcio bevendo un bicchiere di liquore con una gradazione molto alta, ed ammette nel suo stato di malessere tutto il risentimento covato nei confronti del padre.

Nell’osservare il consolidarsi del rapporto tra le quattro sorelle i momenti dei pasti diventano indispensabili: è davanti al cibo che si tessono i nuovi legami e che si condividono quelle storie che compongono la loro identità e i loro ricordi. La messa in evidenza della parte più remota di ognuna di loro è quel processo necessario per conoscere i loro rancori e superarli, nel corso del dispiegarsi della narrazione e anche e soprattutto nei momenti in cui si condivide o prepara il pasto. La cena o l’atto di cucinare, così come quello di fare la spesa o di stare in cucina tutte insieme non sono allora solo condivisione del passato ma attivano anche utili riflessioni sul presente.

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Quando Suzu chiede scusa per il comportamento della madre, responsabile di essersi innamorata di un uomo sposato e di averlo quindi allontanato dalle sue figlie, lo fa proprio in cucina, e tra le righe rivela alla sorella maggiore che l’errore in cui sta incorrendo nella sua vita privata è esattamente lo stesso.

Ad acquisire particolare significato è il ruolo svolto dal liquore di prugne, tradizione di famiglia che si tramanda da una generazione all’altra e che si trasferisce interamente nella sensazione di avanzamento temporale che il film comunica allo spettatore. Il tempo che passa per la costituzione della nuova famiglia è, almeno in parte, lo stesso che si aspetta affinchè i frutti dell’albero siano pronti e maturi per essere raccolti. Se da una parte la casa è allora il luogo fisico in cui questa nuova unità familiare viene a ricomporsi, dall’altra anche il giardino in cui si trova l’albero si può considerare inclusivo degli spazi che stabiliscono un senso di unione ed appartenenza. La cura e l’attenzione riservata a questa pratica alimentare si sovrappone alla tessitura del contatto tra le sorelle, che attraverso il loro quotidiano giungono ad una serena accettazione della loro realtà.

Il completo inserimento nella nuova famiglia avviene per Suzu proprio alla fine, nel momento in cui anche lei impara a fare il liquore alle prugne. La sorella maggiore misura la sua altezza ponendo una tacca sulla porta di casa e segna, in questo modo, un altro ricordo insostituibile nelle loro vite.