Vino biologico da agricoltura biologica

In vino veritas: cos’è il vino biologico?

La realtà del vino biologico, da poco più di due anni, vede questo nuovo prodotto sempre più spesso presente sulle tavole di quasi tutti gli italiani (e non solo!). Un vino sinonimo di buona cucina, di Made in Italy, di sapori, contrasti e profumi.

C’è voluto del tempo perché anche per un alimento come il vino si arrivasse alla certificazione BIO, con in più l’esigenza che possa essere prodotto in maniera del tutto naturale, rispettando attraverso la coltura biologica non solo l’ambiente in cui viene prodotto, ma anche il consumatore, sempre più attento e con una maggiore coscienza su ciò che è disposto a bere. Eppure, il vino biologico, dopo due anni dal suo riconoscimento a livello comunitario, resta ancora un prodotto di nicchia, presentando un potenziale inespresso che potrebbe benissimo fare la differenza in un mercato in cui è forte non solo la concorrenza nazionale ma anche quella estera.

I vigneti rappresentano, normalmente, la coltura con il maggior numero di trattamenti chimici rispetto a qualunque altro tipo di coltura. I primi trattamenti iniziano a Marzo e sono poi cadenzati a intervalli di 15 giorni fino al periodo poco precedente la vendemmia o la raccolta delle uve da tavola. Si può quindi immaginare che prodotti chimici utilizzati durante il ciclo vegetativo e produttivo si accumuleranno inevitabilmente in piccole percentuali nei prodotti successivi alla raccolta.

Parliamo di vino biologico quando nasce da un’agricoltura biologica. Affinché l’agricoltura biologica possa essere riconosciuta come tale anche a livello comunitario (Reg. CE 843/2007), è necessario il rispetto dei cicli produttivi naturali, senza utilizzare sostanze chimiche di sintesi ed organismi geneticamente modificati. Va da sé che durante la vinificazione che utilizza metodi tradizionali di produzione si usano procedure o prodotti esclusi per ciò che riguarda un vino biologico. Per certificare un vino BIO sono vietate alcune pratiche enologiche come:

  • la concentrazione parziale a freddo;
  • l’eliminazione dell’anidride solforosa con procedimenti fisici;
  • il trattamento per elettrodialisi e con scambiatori di cationi per garantire la stabilizzazione tartarica del vino;
  • la dealcolizzazione parziale.

Per quanto riguarda gli ingredienti e i coadiuvanti di processo, vengono ammessi quasi tutti quelli di origine naturale (vegetale, animale e microbiologica, inclusi lieviti e batteri), con la raccomandazione di preferire l’origine biologica quando disponibile, mentre vengono limitati quelli di sintesi. Per i lieviti enologici è obbligatorio l’uso di quelli BIO solo se sono della tipologia/ceppo adeguata alla vinificazione che si può condurre. Negli altri casi si può ricorrere a lieviti selezionati convenzionali, purché non OGM, oppure alla fermentazione spontanea o con i propri lieviti (anche purificati e liofilizzati) [fonte: federbio.it/vino_biologico.php].

Ed i solfiti? Anche per i solfiti il regolamento è abbastanza severo. Molte più persone oggi riscontrano problemi di allergie durante la consumazione di vini “sospetti”: è stato infatti dimostrato che la concentrazione elevata di solfiti nel vino è legata in maniera diretta a questi fenomeni allergici. Proprio per questo motivo, il consumatore attento ed esigente anche all’aspetto salutistico del prodotto sceglie un vino biologico proprio per il basso contenuto di solfiti.

Sempre più cantine si stanno adattando alle normative europee sulla produzione biologica, ed oggi la lista dei vini che possono esporre con orgoglio il certificato europeo sono numerosi. Giusto per citarne alcuni, ricordiamo i principali tra quelli siciliani e non, per poterli gustare bianchi, rosati o rossi che siano sulle nostre tavole, affiancandoli alle nostre migliori pietanze.

Azienda agricola Occhipinti, Frappato 

Azienda agricola biologica Bagliesi, Nero Saraceno 

Azienda Bioviola, Yule 

Bosco falconeria az. biologica Simeti, Catarratto 

Cantine Foraci, Satiro danzante Nero d’Avola 

Azienda Centopassi, Syrah Marne di Saladino 

Azienda Cossentino, Grillo 

Feudo di Santa Tresa, Nivuro 

Feudo Montoni, Vrucara 

La Favola, La Favola DOC Eloro Pachino 

Marchesi de Gregorio, Gregorio Maximo IGT 

Società agricola Rallo, Carta d’Oro Alcamo DOC 

Società cooperativa Salamita, Klingsor 

Scilio, Orphèus Etna Rosso 

Spadafora dei principi di Spadafora, Sole dei padri 

Tamburello, Pietragavina Perricone DOC Monreale 

Tenuta Gatti, DOC Mamertino rosso “CVRPANE” 

Azienda Vitivinicola Vaccaro Giacomo, Bizzarro rosato 

Valdibella, Respiro IGT Sicilia 

Azienda agricola Vasari, Nocera 2009 IGT Sicilia 

Azienda agricola Al di la del fiume, vini organici Saramat (Barbera), Dagamò (Sangiovese) 

Altea Illotto, Altea bianco ed Altea Rosso